Gaia Riva

21.11.2008

Ninna

Se tu avessi paura ti prenderei tra le mie braccia.
con un tocco ti renderei bambino, uno soltanto. appoggiato sulle mie gambe mentre ti sostengo la testa. lentamente ti pettinerei con lo sguardo, senza neppure sfiorarti. una specie di quadro sacro, tutto d’azzurro. tu vedresti le mie pupille diventare giganti, la mia bocca brillare di rosso, e nel buio di noi ti racconterei delle storie. delle scarpe magiche che indossate ti invecchiano. del treno di cannella che viaggia nelle torte. della porta in segatura laureata in poesia, che si apre solo se ne impressioni il cuore. ti farei ridere, piangere e dormire, e accenderei la tua fantasia come fosse una lucciola, a cui va a fuoco il sedere. per distrarti ti racconterei tutti i miei mostri, così che tu perda di vista i tuoi. poi, una volta pieno, cadresti addormentato. e io dormirei sopra di te come una coperta con le toppe, e un paio di pantofole, e continuerei a cullare i tuoi sogni attraverso i miei disegni. e se tu svegliandoti per un rumore ritornassi adulto, io sotto forma di gatto ti soffierei sopra, e direi “abracadabra”, e tu ritorneresti piccolo e dormiente fino al mattino, pulito di un sonno senza volti.
poi, una volta sorto il sole, non mi troveresti. saresti ancora tu, grande, testardo, e forse chiameresti “gaia”, una volta sola.

non mi vedi, ma io sono farfalla, e riflesso sul vetro, e lenzuolo, e uno scricchiolio sulle scale di legno, proprio sotto di te.

gaia

pubblicato da Gaia alle 3:50 pm  

18.11.2008

Il cerchio non si chiude

C’è una cosa che dico sempre ad Emil, e che ormai è diventata un tormentone in studio, e cioè che, non so come mai, quando io e lui discutiamo sui pezzi (missaggi, editing, arrangiamenti, questioni filosofiche e chi più ne ha più ne metta) ho sempre la sensazione che “il cerchio non si chiuda”. gliel’ho proprio detto, una volta. dopo mezz’ora di battibecco su una questione, una delle tante, gli ho detto: ma emil, ma com’è che mi sembra sempre che alla fine del discorso, quando pare che l’abbia vinta tu, in realtà non si sia data una risposta al quesito di partenza, ma ci si sia fermati appena sopra, o sotto, o di lato? state attenti, perchè questo non è mica un concetto facile da spiegare. anzi, a ben pensarci si spiega bene già da solo, semplicemente con “il cerchio non si chiude”.
visualmente è una cosa così:

non trovi più niente di intelligente da dire, ma hai come la sensazione che non sia perchè ha ragione, ma perchè il discorso si è lentamente, microscopicamente spostato dalla sua traiettoria durante il tragitto senza che tu te ne accorgessi, se non alla fine. così adesso ogni volta che succede in studio c’è proprio il simbolo che facciamo con le dita io, andrea e lele, tra di noi. il che a ben guardare significa che se tutti ci accorgiamo nello stesso momento che quel simbolo serve, il ragionamento di emil seriamente non sta mica tanto in piedi. e attenzione, emil non è mica scemo. anzi. è solo molto, molto furbo, e soprattutto è l’unico che sa usare protools e a ben guardare anche il proprietario dello studio (il che rende il cerchio suo).

più o meno funziona così, anche se le sfumature sono molto più sottili, solo che non le ricordo (il cerchio non si chiude di poco, se no che impressione sarebbe?):
GAIA: com’è che il ritornello salta da un suono all’altro?
EMILIO: sono i due mix diversi, sto switchando dall’uno all’altro
GAIA: il secondo suona molto più ganzo
EMILIO: è quello vecchio, ma non va bene. guarda che è molto sbilanciato
GAIA: sbilanciato? cioè? cosa mi frega, il mix migliore è quello che suona meglio
EMILIO: ecco, non cadere nella solita trappola che “la roba col volume più alto è la più bella”, eh, tutti così i cantanti
GAIA (alterata): volume? cosa c’entra il voume?
EMILIO: tu vorresti quello col volume più alto
GAIA: ma non avevi detto che erano due mix diversi?
EMILIO: no, è il volume.

gaia

pubblicato da Gaia alle 10:13 pm  

Album

Sto per andare in studio a sistemare Sono da Te.
l’album è quasi finito, manca Sono da Te, appunto, il missaggio di Tempo Perso e gli archi di Psyche, che saranno veri (li incideremo questa settimana).
sono in attesa di avere news da parte della mia casa discografica circa la data di release di Isolated, sicuramente entro venerdì lo saprò con certezza.
ci frulla in testa un’idea malsana, che dovrebbe però essere realizzata in brevissimo tempo perchè come sapete il mastering allo Sterling è già fissato per l’inizio di dicembre: incidere ed includere nell’album una versione di Winter Falls solo con archi veri. vogliamo però fare una cosa rapida, vera e carnale, quindi sarebbe bello avere già una session di archi veri (ancora non so se quartetto o di più) con cui magari fare due prove per poi entrare in studio ad incidere. anzi, se conoscete una formazione davvero brava e super collaudata, e che non abbia riserve a prestarsi anche a progetti di stampo pop/rock e non solo classico, mandatemi pure una mail … prima troviamo le persone che fanno al caso nostro, più possibilità ci sono che questa extra track veda la luce.
ho ancora il cloro della piscina addosso, quanto odio quelle comunali.

gaia

pubblicato da Gaia alle 1:47 pm  

17.11.2008

Nadia

Voglio ringraziare pubblicamente la mia adorata Nadia, che mi segue sempre, mi legge, e mi capisce meglio e più in profondità di chiunque altro. (poi ti rispondo).
grazie perchè anche se vi sfuggo sempre tu ci sei, senza essere invasiva, proprio come bisogna fare con me per restare nel mio raggio d’azione. grazie perchè le tue mail non parlano mai di cosa devo o non devo fare, ma semplicemente di aria, di cavalli, delle tue passeggiate, dei tuoi progressi nell’equitazione (non starai diventando più brava di me, eh!!), delle cose che cucini e del sushi che non ti riesce mai. non ci crederai ma questo mi distrae a tal punto da farmi ricordare che c’è tutto un mondo al di fuori della situazione in cui mi sono impantanata. grazie perchè di ogni mio post capisci il succo e la poesia, sempre, e perchè in tutti trovi sempre qualcosa di buono. grazie perchè sai riassumermi e diagnosticare i miei mali con una lucidità che mi spaventa. quante volte mi hai detto “oddio, sono te!”, da tanto in certe cose siamo uguali, e quante volte ho pensato che tra le mille persone che me lo dicono tu sei l’unica da cui non mi dia fastidio sentirlo, perchè penso sia un po’ vero (ma tu sei molto meglio, tu sei una che la mela la mangia, la vive, la gode). grazie perchè sai che vorrei venire a cavallo ma ho paura di farmi male al ginocchio appena prima del video, anche se non te l’ho mai detto, e trovi sempre le parole giuste per allettarmi con l’idea di una scampagnata, allegando nella mail le previsioni del tempo (c’è sempre sole) e mentendo spudoratamente sul livello dei cavalli, fingendo che siano competitivi quando sono dei brocchi, solo perchè sai che altrimenti non mi diverto. grazie anche per quella volta che mi hai mollato Parsifal con la scusa che aveva un assetto non adatto alla tua costituzione, e farmi poi scoprire che trottava come se avesse le molle sotto gli zoccoli, un mal di culo che è durato 7 giorni (e 7 notti) e che spero di ritornarti presto. grazie perchè tu sai vedere esattamente la nocciolina dentro di me, e come se fosse una di quelle statuette che segnano il tempo, quelle schifezze a forma di capretta o castello che cambiano colore da rosa ad azzurro, intuisci sempre la sfumatura che ha. grazie soprattutto perchè non cerchi di guarirmi, sei troppo sveglia per pensare di poterlo fare.
“Scherzi a parte, ce la fai a tener duro ancora un po’? Ti sento cosi fragile ultimamente, così oscillante tra un’iperenergia e il più totale annichilimento che ho paura di vedere che, alla lunga, anche tu ti spezzi, dopo esserti piegata molto (non pensarla più volgare di quanto la intendessi, eh :P), proprio a un passo dalla meta”.
grazie perchè quando mi interpreti mi dai la soluzione, e anche perchè non sai fare a meno di mettere sempre un po’ di ironia in quello che dici.
forse domenica ci vengo, a cavallo. partirò al galoppo sfrenato come l’altra volta, quando ho fatto mezza montagna a 90 km orari e credevo che il ginocchio mi si sarebbe frantumato in un milione di schegge dolenti.
ma sai cosa ti dico, nadia: io vengo, grazie, e chissenfrega.

gaia

pubblicato da Gaia alle 5:11 pm  

13.11.2008

La seconda?

Sto seriamente pensando che potrei prendere una seconda laurea.
studierei nei tempi morti, visto che questo lavoro è improgrammabile come impegno e passa da giorni in cui non si respira ad altri molto liberi. studierei anche di notte, dato che ormai non dormo quasi per niente. ovviamente devo scegliere qualcosa che oltre ad interessarmi non abbia l’obbligo di frequenza. sto guardando un po’ di ordinamenti, con questa cosa del 3+2 non si capisce più un tubo… mi fa ancora un po’ specie sentire che dopo soli 3 anni ci sia la tua festa di laurea, indipendentemente dalla specialistica…per noi dei 5 era una traguardo molto più lontano, e soprattutto conclusivo. avere uno step intermedio avrebbe sicuramente rilassato, ma mi pare che faccia perdere un po’ di bellezza morale ad una vittoria così importante.
peccato per la frequenza, perchè le cose che mi intrigano di più la richiedono…astronomia, scienze biologiche e naturali, veterinaria. forse se spiegassi al rettore la mia situazione potrei uscirne, ma temo per i laboratori. sto valutando archeologia o storia dell’arte. vedremo.
il mio cervello non riesce a stare fermo.
mai come ora ho bisogno di pensare a cose nuove.

gaia

pubblicato da Gaia alle 12:59 pm  

12.11.2008

Inkazzata

Stasera sono inkazzata nera, inkazzata a livelli sovrumani, inkazzata con la k al punto che prenderei a schiaffoni persino le suore e gli animali e che uscirei con la macchina per stirare bambini e causare incidenti mostruosi nelle rotatorie, inkazzata a livelli che sgarbi in confronto è madre teresa di calcutta da morta o il papa sotto anestesia, inkazzata in una maniera che se fossi il mio ascensore avrei paura di fermarmi al mio piano e passerei dall’1 al 3 senza avvertirmi. sono così tanto inkazzata che il mio riflesso nello specchio mi chiede scusa, ma così inkazzata che se solo ci penso mi inkazzo tanto che ritorno all’inkazzatura da cui sono partita per poi ricominciare da capo.
dio quanto sono inkazzata.

gaia

pubblicato da Gaia alle 10:34 pm  

11.11.2008

Andateci



Se passate da Brescia in un giorno freddo di foschia fate una cosa: andate al parco Ducos.
dovete entrare dal lato di viale piave. andateci se fa freddo, se c’è un po’ di nebbia, quando non è ancora del tutto buio. diciamo verso le 16. non ci sarà nessuno. andateci presto, prima che arrivi la neve. andateci adesso, che è tutto verde ed arancio, e bagnato. vedrete delle collinette, dei boschetti, qualche muricciolo. al centro uno stagno impantanato e un mare di papere e di uccelli, tutti fermi. trattengono il calore. quando arriverete ci sarà un silenzio spettrale e vi verrà voglia di scrivere un romanzo. alcuni di voi cercheranno il varco per Narnia, ma senza trovarlo. tutto vi ricorderà certi scorci di campagna inglese, piovigginosi, con i muri invasi dall’edera e dai rampicanti e i colori biascicati, come se si fossero sciolti sotto una secchiata d’acqua o se un vecchio li avesse masticati e poi sputati fuori insieme a un po’ di tabacco. avvicinatevi allo stagno. là sotto dormono le tartarughe che escono in estate. sulla superficie ci saranno melma, alghe, molte foglie morte color oro, fango e marmotta. quando passerete in mezzo agli uccelli silenziosi, immobili, ai piccioni gonfi che dormono nell’erba, alle anatre sospettose, tutto griderà. inizieranno a cantare tutti insieme, all’improvviso, come fanno sempre, e sembrerà di stare in mezzo ad una risata di scherno, fragorosa, un cra cra che si prende gioco di voi, un po’ minaccioso. rispondete pure ma godetevi la scena. la pace, il parco deserto, la nebbia, il tappetto di foglie zucca bagnate che vi rendono impossibile percepire uno solo dei passi. e intorno a voi, quella risata di corvi senza corvi. andate all’isolotto, quello piccolo un po’ defilato, con solo 3 grandi alberi secolari e nessun ponte per arrivarci. se la nebbia ne confonde i contorni vi sembrerà di vedere una persona. allora accelerate il passo. non è cattiva, almeno spero. io non l’ho mai vista, ne potrei morire. ma dicono che c’è. l’isoletta non la guardo, anche se è bella. sono una fifona. preferisco non incontrare nessuno. quando gli uccelli avranno smesso voi sarete lontani, vicino alla fonte. guardate che colore stupendo hanno assunto i vostri piedi. provate a pensare ad una poesia, ma vostra. fatevi venire due frasi qualunque, bastano quelle. vi sembreranno belle. poi guardate le altalene. piccole, troppo per voi. bagnate. non ci sarà nessuno, ma loro dondolano sempre, anche senza vento. il passaggio del treno, forse. le sue vibrazioni. gli uccelli vi staranno guardando ma cantano una volta sola. non parleranno più. i più fortunati vedranno il Professore, un’anatra bianca con un’escrescenza rossa sul becco che gli ha formato una cosa simile a due occhialini da maestro. sta sempre in disparte, oggi c’era. ti guarda come Silente ma non dice nulla. forse è un uomo vittima di un incantesimo, forse è mio nonno. quasi nessuno sa del Professore, ma io vi ci posso portare.
quando uscite guardatelo tutto insieme. il parco, intendo. la nebbia lo farà apparire dal niente come un acquerello.
e portatevela a casa, quell’immagine, perchè è la porta per un altro mondo.
non quello dei morti … quello dei racconti.

gaia

pubblicato da Gaia alle 6:49 pm  

Uscita singolo

Stiamo valutando se fare uscire Isolated all’inizio di gennaio, con album a seguire dopo un paio di settimane, oppure a dicembre (e album sempre a gennaio) come preventivato.
a tutti noi piaceva moltissimo l’idea che Isolated fosse in giro a Natale, vista la sua atmosfera, ma dalla promozione (che ancora non ha in mano il singolo, comunque) hanno avvertito che mai quest’anno a dicembre ci sarà una valanga di uscite e che gli spazi radio e tv sono intasatissimi. nessuno nel circuito ha ancora sentito il pezzo, quindi non si può sapere cosa accadrebbe, ma ci hanno detto di valutare bene l’ipotesi di uscire a gennaio perchè sarebbe un peccato che un pezzo così passasse inosservato a causa della super offerta. non so cosa fare, siamo molto perplessi. la decisione ovviamente non dipende solo da me, in questi giorni anche la distribuzione darà il suo parere. appena sarà stata decisa la strategia ve la comunicherò.
intanto chiudiamo l’album e ci dedichiamo al video, che dovrà essere “fighissimo” e pronto per metà dicembre. speriamo :) avremo le idee dei bravi registi che hanno contattato entro la fine della settimana. inoltre ci dovremo dedicare a mettere in piedi un live acustico. dobbiamo ancora decidere bene la formazione effettiva, a me ed andrea piaceva l’idea, per cominciare, di chitarre/percussioni/quartetto d’archi e forse un piano/effetti, anche se non siamo certi che un contrabbasso possa fare del tutto le veci di un basso…anche questa è una cosa che andrà valutata. sarebbe una formazione acustica ma comunque rock, anche perchè la mia voce e la mia attitude di canto la sporcano abbastanza. dobbiamo riuscire a trovare persone che provino a brescia, milano è piena di ottimi musicisti ma spostarsi ancora 3 volte a settimana di notte è veramente impensabile, con tutta la buona volontà, a meno che non ci sia la scadenza di un tour consistente in vista.
c’è in ballo un altra cosa ma è molto embrionale e dunque preferisco non dire nulla.
è tutto.

gaia

pubblicato da Gaia alle 9:40 am  

10.11.2008

I gruppi di una volta (beati loro)



Spessissimo, ultimamente, faccio cyclette ascoltando un programma musicale che fanno su radio 24 nel primo pomeriggio.
non ricordo come si chiama, anzi non l’ho mai saputo, non credo di aver mai sentito un programma dall’inizio in vita mia…questione di tempestività. comunque, è condotto da due singori che dalla voce sembrano un po’ attempati, e che sono tutto sommato simpatici. il programma è di una noia mortale. in pratica raccontano le vicissitudini dei gruppi che hanno fatto la storia della musica (soprattutto molto vecchi) ma di musica ne passa veramente poca per questioni di minutaggio SIAE. tutto è sempre farcito di nomi complicatissimi, date e di un susseguirsi di eventi a volte insopportabile.
io però lo ascolto spesso per una semplice ragione: mi sembra di sentir parlare di favole. fiabe. robache non c’è più. qualcosa che è impossibile che sia, qualcosa che è pura fantasia. il fatto è che tutti, e dico tutti i gruppi più influenti della storia hanno preso un trilione di cantonate prima di essere quello che sono diventati. tutti prima di arrivare al successo si sono sciolti, rimessi insieme, incasinati, hanno fatto magari 3 o 4 dischi distrutti dalla critica, e chi se ne va, e chi si uccide di overdose, e chi tradisce e va con un’altra band, e chi inizia un tour e poi lo deve annullare a metà perchè non lo caga nessuno, e chi fa 6 album e arriva al successo solo col settimo e poi l’ottavo è un cataclisma e allora chiama tutti i più grandi musicisti neri di un altro artista e si richiude in studio … cose così. e allora penso ad oggi. ma scusate, oggi ormai c’è questa filosofia (indotta, ed obbligata. come campi se no?): fai un disco. o fai il botto, o vai a fare altro. io stessa ragiono così. o mi va bene, o come farò? sono finita. devo fare l’ingegnere. devo comprarmi una casetta. devo essere normale. ma allora perchè una volta questo era un lavoro da subito, era una missione che richiedeva tempo, e calci in culo, e piccoli passi in avanti e indietro, e rimescolamenti di persone e luoghi e posti e obiettivi, e se un progetto andava male si tornava in studio e si faceva un altro disco e questo poi veniva pubblicato? perchè esisteva questo concetto del lungo periodo? della casa discografica che non ti abbandona dopo il primo fallimento?
c’era la consapevolezza che ci si deve costruire.
credetemi, ho sentito cose assurde. cose per cui io, oggi, mi sarei ammazzata, dato che avrebbe significato una sola cosa: sei morta. tipo “dopo il 3 album consecutivo in cui i XXX vengono massacrati dalla critica, decidono di partire per un tour in america riscuotendo nulli consensi. YYY muore di overdose e viene rimpiazato da ZZZZ ma il tour viene annullato per assenza di riscontri positivi. KKKK ingaggia quindi 4 musicisti, già noti per aver lavorato con HHHHHH, e insieme si chiudono in studio per 2 anni per creare l’album dal titolo MMMM. MMMM non ha il successo sperato, e così KKKK si affida a WWWW che dopo una session live con il famoso PPPPP realizza la preproduzione del primo disco di successo degli XXXX, QQQQQ. la casa discografica però non fa abbastanza promozione, e gli XXXX rescindono il contratto trasferendosi in AAAA (un posto lontanissimo) dove ne firmano un altro con FFFFFF. da allora la band cambia musicisti 7 volte, DDD,SSS,LLL (mi fermo qui) e quando si riaffaccia al mercato trova un pubblico raffreddato ed ostile. il produttore JJJJJ annuncia quindi un tour mondiale nella speranza che questo possa risollevare le sorti del gruppo”.

io pedalo, sudo, sudo e pedalo, e mi dico: allucinante.
cioè, qui, nella nostra italia patinata del 2000, dove imperano le radio e tutto sa di confetto e caramella e la massima trasgressione delle nostre vite è fingersi emo di 15 anni con quei tagli alla mocio vileda e il rimmel colato, o fai in due settimane il singolone dell’anno o vai a fare il pompiere, come Moltheni. se non arrivi subito primo su itunes sei un povero coglione. non lo sapevi?

è cambiata un’epoca, è cambiata la musica, o siamo cambiati noi?

gaia

pubblicato da Gaia alle 6:03 pm  

9.11.2008

Aggiornamenti

Nella sezione Press trovate una mini-recensione pubblicata su Max di questo mese dal direttore Massimo Cotto, che ringrazio, nella rubrica dischi pop segnalati.
allora. musicalmente le novità sono queste. all’inizio di dicembre, intorno al 5 (darò conferma più avanti), uscirà il mio primo vero singolo di lancio, Isolated, su tutte le piattaforme digitali. siamo già al lavoro per programmare la realizzazione del video che avverrà a brevissimo, fortunatamente il pezzo sta piacendo davvero molto a tutti, e mi auguro che piacerà allo stesso modo anche a voi ed alle radio. come ho detto spesso è un pezzo diverso rispetto alla maggior parte dei brani che ho scritto in passato, e anche quello più recente. una pecora bianca (o nera, se preferite). l’album è in dirittura d’arrivo, anche se mancano ancora diverse cosette per considerarlo chiuso. inseriremo gli archi su Psyche e se avrò tempo proverò a realizzare un altro inedito. beg for more ha uno special che è diventato parecchio aggressivo, funny ed il suo piano sono quasi “a botta”, for someone else è pronta, e anche king of lies, che a marco guarnerio fa impazzire. anche su questa avrei voluto tentare un esperimento con i violoncelli, ma andrea non è d’accordo, e io non voglio insistere troppo. sarà che voglio staccarmi da questo paragone con anouk che sta diventando pesante, perchè io non mi riconosco in anouk ne’ come composizione ne’ come spessore di certi miei testi. comunque, ogni artista ha dovuto fare i conti con i confronti, prima che gli fosse conosciuta una propria collocazione di diritto, e io non posso certo pretendere di essere un’eccezione. sono anche tentata di fare una special version di tempo perso SOLO con archi, ma il tempo è poco, i fondi sono già stati più che abbondanti…temo che dovrò fare una scelta. sto pagando in un certo senso il fatto che esca un album dopo così tanto tempo che maneggio i miei pezzi…un album dovrebbe uscire subito, fresco di bucato…mi sento disallineata. emotivamente sono in una fase in cui scriverei sei miliardi di cose nuove, alcune molto diverse, e invece a breve uscirà il meglio delle mie cose vecchie (per me che le conosco), e solo alcuni pezzi più recenti. talvolta questa cosa non mi fa stare bene. ho comunque molta fiducia in Isolated. se dovesse fallire nel suo intento (cioè PIACERE) penso che perderei buona parte della mia self confidence…è una canzone che merita e comunque è una canzone che è molto “gaia ora”, quindi se topperà avrò in primis toppato io.
scadenza per i lavori del disco è il 4 dicembre, quando il disco volerà allo Sterling Studio di New York per essere masterizzato dal mitico Ted Jensen. per chi non lo conoscesse, è il guru del mastering mondiale.
QUI trovate un’intervista curiosa a luciano ligabue che racconta la sua esperienza tecnica con lui…l’ho trovato molto interessante.
per ora è tutto. siamo in mezzo ai preparativi, io sono un po’ sballottata, spesso spaventata, molto spesso auto-distruttiva più di quanto sensatamente lecito e richiesto.
ma fa tutto parte di questo lavoro. le cose più belle sono anche quelle più difficili da ottenere, e finchè mi rimarrà un po’ di forza e di self confidence non sono intenzionata a mollare la presa.
vi abbraccio.

gaia

ps. dimenticavo: alla feltrinelli di milano sono disponibili gli EP, anche in ascolto in cuffia. se volete acquistarli affrettatevi!

pubblicato da Gaia alle 5:12 pm  

7.11.2008

Rock ed archi

Notte, e domani studio.
psyche era praticamente finita, gran bel pezzo…ma forse un po’ troppo rock classico. e con questo disco stiamo puntando ad avere un suono un po’ più complesso, anche se sempre carnale. così ho detto ad andrea che avrei visto, per rinnovare i ritornelli, degli archi. tanti archi, ma archi rock, archi INFURIATI, archi veloci. ho chiesto che il ritornello stesse su con quelli, non solo con le chitarre. lui mi ha appena mandato una prova ed è a dir poco favolosa. in certe cose andrea è davvero un genio. ha fatto una melodia fantastica, emotiva ma aperta, ritmata…sembra rock mescolato al rondò veneziano! penso di aver trovato la mia strada, almeno per ora…rock ed archi. possibilmente veri. insieme. già isolated è così. viene fuori un mix che con la mia voce è interessante. mi ci vedo anche, moltissimo. a fare i concerti non solo con la band classica, ma con una piccola orchestra elettrica in aggiunta. appartiene molto alla mia personalità questa contaminazione. io li coccolerei moltissimo, i miei orchestrali. li ho sempre visti come esseri puri e valorosi. mi comunicano un gran senso di forza e di eleganza. andrea non lo sa ma mi ha fatto felice e non vedo l’ora di lavorarci e chiudere il pezzo. adesso lo sto ascoltando in cuffia e tutte le volte che si apre l’inciso io vedo venezia allagata, ma una venezia rabbiosa, contemporanea e piena di vita, e vedo anche giganteschi teatri in cui suoniamo con tutta la gente in piedi e poi magari, chissà, la voce lirica acutissima di un grande soprano che un giorno entrerà all’improvviso ad accompagnare la mia, così scura.
che bella la musica, signori.

gaia

pubblicato da Gaia alle 12:09 am  

6.11.2008

Devo prendere il 13

Ieri ad un vecchino sul marciapiede sono improvvisamente cedute le ginocchia.
stavo passando con la smart e l’ho visto andare giù come una mela. camminava con i suoi sacchetti della spesa ed il bastone e puf, alla fermata del tram si è rovesciato di schiena. stava lì come una tartaruga, sul dorso, agitando le braccia e le gambe. ho accostato come un fulmine e mi sono fiondata ad aiutarlo. “devo prendere il 13″, diceva. continuava a muoversi come una piovra.

lo tiro su. sa un po’ di vino, ha bevuto sicuramente un goccetto, quello di molti anziani di brescia alle 11 di mattina. non mi preoccupa. venga che la accompagno a casa, gli dico. lo carico sulla macchina, a fatica, sistemando tutte le sue cose nel bagagliaio. gli parlo trillando un po’ perchè senta bene, si senta bene. sbaglio apposta la strada un paio di volte, capisco che ha bisogno di parlare. vive da solo. non le piacerebbe un gatto?, gli chiedo. i gatti sono animali di compagnia e molto autonomi. e un po’ magici. che bello un gatto, mi dice. mi piacciono tanto i gatti. ma se poi muoio? un moto di tenerezza infinita mi invade. mia nonna ha 96 anni, dico. funziona sempre. il viso gli si illumina tutto, è la speranza di avere ancora vita, molta vita davanti. 96? i miei complimenti. sorride. il vino mi arriva più forte. lei è un angelo singorina, continua. è meravigliosa, grazie, signorina. non ce ne sono di signorine come lei in giro, signorina. ma cosa dice, si figuri. lo faccio con piacere. mi fa un po’ ridere questo signorina, è il linguaggio di un tempo che fu. ricorda il sapone. lo riporto a casa, lo aiuto a scendere, lo accompagno fino alla porta e poi lo saluto. faccia il bravo, gli dico. mi accorgo che nemmeno conosco il suo nome. e pensi al gatto, i gatti se c’è bisogno scappano dalle finestre, sa? non esca se non si sente bene. mentre salgo in macchina continua a mandarmi bacini con la mano, da lontano. lo guardo un’ultima volta prima di andare via. giro l’angolo e mi prende una sensazione di malinconia e di dolcezza. perchè non sono così altruista e melodica anche con la gente “normale”? penso che gli anziani non devono essere decifrati, non hanno dietrologie, sono solo quello che ti dicono e che vedi. questo mi rilassa. gli anziani non vanno conquistati, non bisogna dimostrare nulla, loro sono lì con te e questo gli basta. questo mi rilassa. e poi gli anziani sono sinceramente grati, e la gratitudine è una cosa che mi fa sentire buona.
imbocco via vittorio emanuele, e sto sorridendo.

gaia

ps. stanotte ho sognato che io ed albano eravamo nel castello della regina di alice nel paese delle meraviglie e dovevamo trovare il modo di scappare e mettere in salvo il nostro de-esser (per chi non lo sapesse, un plugin che ammorbidisce le S dei cantati). ce ne succedevano di tutti i colori. albano alla fine moriva, povero albano. cadeva giù dalla torre Y spinto da una carta con sopra una chiave di basso. io non ho potuto fare niente, ero nascosta dentro un violino, il de-esser era con me. per fortuna, ho pensato, su alcuni pezzi mi serve. poi mi son detta che albano non è mai stato molto furbo.

pubblicato da Gaia alle 12:55 pm  

3.11.2008

Sei



Sei dentro ogni cosa.
sei nel tempo lunatico, nel buio e nella luce, nel segnale di divieto di sosta sotto la mia casa. sei nei colori delle piante, nelle strette di mano. sei nei miei passi quando cammino e nelle mie falcate mentre corro. sei negli spazi tra le mie costole, sotto la mia coda di cavallo. sei nel vino senza cui non vivo, sei dentro ogni rotonda, in ogni cosa che disegno. sei in questo gambero fritto. sei negli occhi del mio cane, sei nelle poesie che non scrivo più, sei dentro qualunque volto in televisione. sei in una sera di stelle e nella sua tremenda mancanza. sei nelle mie paure, in tutte. sei nella mia bottiglia d’acqua, sei sopra le mie unghie, sei in ogni oggetto che brilla. sei nelle palline che girate fanno scendere la neve, sei nella città la sera. sei nel volto immaginato delle voci alla radio, sei dentro la mia ispirazione. sei nel natale che verrà e che già temo. sei nel pensiero dei boschi Marlboro, sei sopra i cavalli che sogno, sei nel vento pazzo che ulula di notte e dentro le sue trame affilate. sei nelle mie finte malattie, sei nella cassetta delle lettere, quella rossa. sei in ogni foto venuta bene, e ancora di più in quelle venute male. sei sopra il lavandino, sotto il tavolo da ping pong, sei nei tergicristalli quando fanno swiiip. sei in tutte le mappe che tengo in mano, sei davanti alla mia vecchia scuola. sei ovunque e in nessun luogo e sei anche in questa scatola rotta.
dovrei essere felice, e invece vorrei che fossi morto.

gaia

pubblicato da Gaia alle 11:55 pm  

Funny way (to be me)

Sto ascoltando Funny e sono felicissima.
promettetemi che quando uscirà l’album ascolterete con attenzione i miei testi. per favore. è importante.
comunque, ieri ho lavorato sul pezzo con Lele ed Andrea, emil era con la famiglia quindi eravamo da soli. abbiamo migliorato molto la batteria e soprattutto aggiunto un piano troppo figo. non so, ascoltandola mi sembrava che mancasse qualcosa che la rendesse paracula, ma anche più emozionante ed attuale, così ho buttato lì un “mettiamoci un piano alla coldplay, alla regina spector, agli arcade fire!”, insomma in sostanza non ho detto un cazzo di preciso e tutto di contraddittorio, però in testa avevo chiarissimo cosa volevo e devo dire che anche i ragazzi (che mi conoscono) hanno capito subito. mi sono divertita un sacco perchè alla fine l’abbiamo suonato in tre, andrea in un punto, io e lele a 4 mani in un altro. saranno 15 anni che non tocco il piano però un po’ di dita mi sono rimaste e così mi sono ritrovata a saltellare da una nota all’altra come una matta perchè volevo metterci un piano fresco e trillante, nessuna cosa alla elton john o cose simili … mi piace davvero com’è venuto. avrebbero dovuto filmarci, in tre su una roland, due di qua e uno di là. sono cose bellissime e ci sono pochi momenti in cui sono felice come quando sento di fare parte della musica non solo con la voce. mi sento dentro una passione travolgente, la sensazione di percepire esattamente il sentimento di una canzone e di seguirne le evoluzioni e le dinamiche come se fosse una storia, una recita, un racconto, uno spettacolo. ecco, io che non so suonare la chitarra, che non ricordo più come si suona il pianoforte, che non conosco niente del basso, a volte mi metto lì e suono e basta e vaffanculo e anche se faccio una marea di errori mi si deve riconoscere che ci metto un piglio e un “modo”, come si dice in gergo, che gli altri a volte non hanno, o perchè non lo condividono, o perchè non lo sentono. mi piacerebbe così tanto suonare, se lo sapessi fare le canzoni le farei come una pazza, con tutta l’anima che posso, con isteria, estro, libertà assoluta e soprattutto col chissenefrega.
sono solo pigra. così forse continuerò a suonare pianoforti improvvisati, e mandolini senza averne mai imbracciato uno, e accordi chitarra fino a spaccarmi le unghie, perchè alla fine questa sono io.

gaia

pubblicato da Gaia alle 12:05 pm  

1.11.2008

Halloween

Piove.
gocciola il paese in questa notte di zucche, canzoni e dolcetti. scintilla ormai silenzioso, per terra le cartacce della festa in piazza, appena finita. noi eravamo in studio, a lavorare. come sempre ormai. niente di quello che riguarda il mondo ci tocca. piove sulla mia testa che si affaccia dalla porta di legno scuro e l’acqua dolce e fresca si mescola al raffreddore e all’amarezza. non ci posso fare nulla. ci penso, ci penso sempre. l’asfalto sembra carta stagnola e risuona di mille colori riflessi. che pace che c’è, che silenzio. e che abissale distacco esiste tra come vi parlo a voce e come mi sento davvero, perchè da fuori sono sempre e comunque esuberante.
aspetto, aspetto sempre. sono sicura che succederà.
vi lascio con un video, streghe e stregoni, mentre fuori tutto dorme e noi anche, lavorando ad occhi aperti su una nota di chitarra.

gaia

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pubblicato da Gaia alle 1:24 am  

31.10.2008

Notte fonda

Ore 1.15 a.m.
Chi volesse vedere qualche foto della Giacca Rossa al centenario può cliccare QUI.
A breve spero di potervi dare anche news certe sul fronte musicale.
intanto un mal di gola+raffreddore atomico si sono impossessati di me … stendiamo un velo pietoso.

Ore 5.50 a.m.
sDo male.

gaia

pubblicato da Gaia alle 1:18 am  

30.10.2008

Psicanalizziamoci

E’ strano.
alcuni di voi mi scrivono che stanno soffrendo, mi chiedono aiuto. leggo nelle vostre poche righe una disperazione che conosco bene, anche se ognuno alla fine ha la sua causa personale. cosa devo fare, gaia, mi dite. e io non lo so. non lo so davvero. posso solo parlarvi del dolore, del mio dolore, di come lo vivo e lo affronto, di cosa ne penso. non sono cose originalissime, sapete. il dolore è un fatto democratico. si dice tanto che ognuno lo viva a modo suo, o lo manifesti a modo suo, ma alla fine, se ci fosse un colore per descriverlo, o una formula chimica, o magica, o un numero atomico, o gli si potesse fare una radiografia, verrebbe fuori esattamente la stessa cosa per chiunque. una volta pensavo che il mio dolore fosse il più importante e delicato di tutti i dolori del mondo. pensavo che come stavo male io non stava nessuno, non solo come quantità, ma anche e soprattutto come qualità. la mia sofferenza era maledetta, atomica, nobile e tridimensionale. era esclusiva, sfaccettata, raffinata e cosa più importante, intelligentissima. era un dolore da eroe. questo pensiero mi faceva stare in un certo senso meglio. mi faceva sentire migliore anche quando ero veramente a fondo e mi regalava un autocompiacimento sordido che sollevava la mia anima pesante. poi un giorno vidi una persona che conoscevo e che avevo sempre reputato molto “semplice” piangere per una cosa, e tutto cambiò. non sto a dirvi perchè o come, fatto sta che in quell’attimo realizzai che il mio non era assolutamente un dolore migliore, era dolore e basta, e come tale valeva. proprio come il dolore che stavo vedendo, che mi spezzava il cuore e contro cui non potevo fare nulla. mi piacerebbe che non fosse mai successo. aiutava, sapete. credere che solo tu fossi nel pozzo. quando si grida da soli ti sentono meglio. e invece alla fine c’è una marea infinita di gente che grida. questa è una cosa di cui ho dovuto prendere atto.

non vi posso aiutare. io per prima sto molto male in questo periodo. vi aiuta che vi racconti queste cose? forse. una volta credevo anche che la gente felice fosse cretina. devo ammettere che questo non è un pensiero che mi ha abbandonato del tutto, però diciamo che adesso sono capace di contestualizzare un po’ la cosa. l’ottimismo dei deficienti è sempre oggetto del mio disprezzo. l’ebbrezza estemporanea, la gioia violenta, un breve attimo di felicità sono invece diventate le cose che inseguo, e se dico di disprezzarle è solo perchè non le ho. lo so, non vi fa stare meglio. allora diciamo che mediamente quelli felici sono più cretini. statisticamente non mi si può dare torto.

come dovete viverlo il dolore? boh. davvero. se lo sapessi, userei il metodo con me. non vi posso dire la causa, ma posso farvi degli esempi. qualcuno qualche giorno fa mi ha scritto che kate winslet in l’amore non va in vacanza ricordava tantissimo me. buffissimo…l’ho sempre pensato anche io! a parte il suo zerbinaggio nei confronti di un uomo, che fortunatamente non mi appartiene, aveva molto delle mie reazioni. nella tenerezza per i vecchi. nell’amore per la loro compagnia. nella sbandata per jack black (;)). ma soprattutto nel modo in cui manifestava il dolore. QUELLA sono io. più o meno all’inizio del film, quando se ne va in giro per casa in tuta e calzini piangendo come una disperata, tutta sola, facendo proprio dei lamenti ad alta voce e nel frattempo dando da mangiare al gatto. il mio dolore, quando arriva, quando mi investe proprio, all’inzio è così. mi trasferisco in un posto deserto e vago facendo scene madri come l’amleto. dura parecchio, eh. sono resistente. poi invece piano piano sento che non ho più lacrime. mi arrabbio perchè non ne ho più! ma come, mi dico, dopo solo 6 ore. e allora mi ritrovo asciutta e secca circondata dai fazzoletti e dagli animali e da tutta una serie di fastidiosi pensieri di recupero. odioso. detesto quando mi portano via così i miei sfogi. poi succede una cosa stranissima. e cioè che io mi trovo orribile dopo pochi minuti che piango, e bellissima dopo che ho pianto 9 ore. mi cambiano proprio gli occhi. non so spiegare. dovrebbe essere il contrario. forse sono solo pazza.
a me non frega niente di quello che pensa la gente del mio carattere. mi piace talmente tanto per certi aspetti che mi perdono anche gli altri. però ammetto che se trovassi il modo di stare un po’ meglio, oggi, probabilmente lo userei.
si, anche per voi.

gaia

pubblicato da Gaia alle 5:57 pm  

28.10.2008

Piccola

Non è tutta la vita che faccio questo mestiere.
ho perso tempo a fare altro (ancora mi chiedo perchè). mi sento inadeguata e frustrata. mi trattano da donna ma in mezzo a loro sono ancora una bambina. vorrei solo essere molto piccola. avere questo alibi. per non dover essere sempre forte e sul pezzo. perchè si sentano in dovere di accarezzarmi e sostenermi, di coccolarmi. non perchè da me si aspettino intelligenza e soluzioni. e nemmeno autonomia. ho anche io i miei fantasmi. tanti e mostruosi. la gente non sa che i fantasmi cambiano con il contesto in cui ti trovi. non è che gli stessi fantasmi valgono per tutto. può essere che in una situazione tu ne abbia alcuni, e in un’altra altri, completamente differenti. io avevo affrontato i miei prima del 2006. dopo, è cambiata ogni cosa. e con ogni cosa loro. ne sono arrivati o ritornati altri, diversi. e io questi ho appena cominciato ad affrontarli. a malapena li conosco, alcuni. avrei bisogno di tempo. di un’altra età, forse, anche se non diciamoci palle, sono ancora giovanissima. ma vorrei non dovermi sentire grande. disallineata completamente tra quello che sono e quello che sento di essere. vorrei più appoggio. appoggiarmi. stare appoggiata.
i soliti sfoghi. che altro resta? volete che parli, e allora parlo. e finchè non ci sono novità da comunicare, sono questi gli argomenti.
che blog triste me lo dico da sola.

gaia

pubblicato da Gaia alle 2:39 pm  

27.10.2008

Vado via



Entro la fine di questa settimana mi trasferirò a vivere da sola nella casa di Gardone.
ovviamente avrei preferito una casa che non fosse cosa di famiglia, ma considerato che non ho nemmeno un’entrata economica devo partire così. non si tratta di un colpo di testa ne’ di una decisione da Friends. è invece una scelta che nasce da una serie di disagi e brutte situazioni che non sono più in grado di sopportare, e che di disagi me ne causerà comunque parecchi. sento la vita che mi sta sfuggendo via e sono stufa di stare ad aspettare. da qualcosa devo pur cominciare. non riesco più a dormire ne’ a fare programmi, e onestamente l’unico progetto possibile a breve, che mi dia la sensazione di un movimento, anche infinitesimale, è quello di cambiare aria. dovrò tenere pulita una casa per 12 persone che al momento è piena di ragni, mi farò il bucato da sola, per i primi tempi non avrò la connessione ed il computer (cosa che spero di risolvere al più presto, anzi mi attivo già oggi perchè mi serve per lavoro) e, cosa più importante di tutte, mi troverò completamente da sola con quello che sono, con le mie paure (del bosco di notte, dei fantasmi, di me stessa) e con la mia difficile fibra. ma è una cosa che va fatta. voglio aprire un capitolo della mia vita che sappia di nuovo, anche se questo parte da una piccola cosa, e anche se questo significherà magari stare peggio per i primi tempi. così non riesco più ad andare avanti.
musicalmente, stiamo ancora lavorando sulla chiusura dell’album. anche qui non vedo l’ora di finire, sono stufa di perdite di tempo. ho rinunciato anche all’idea di inserire un terzo pezzo in italiano nell’album, si lavora veramente a rilento, tra chiacchiere e battibecchi stilistici, e io pur con tutta la mia buona volontà ed il mio slancio artistico non ho più energie. a brevissimo vi darò notizie nuove e certe, ve lo prometto. a brevissimo non solo per voi, ma anche per me stessa, per una questione di chiarezza, di lucidità, di onestà. è ora di fare e non ho più intenzione di vedere la mia vita scivolare via senza essere in grado di afferrarne almeno un pezzetto.
oggi inizio ad imballare le mie (poche) cose per il trasloco, spero solo di non vedere scolopendre e che il vento di notte non soffi troppo forte tra i cipressi.

gaia

pubblicato da Gaia alle 1:54 pm  

25.10.2008

Luna park

Ho troppi sogni nella testa, stanno esplodendo come un puzzle psichedelico.
non c’è più spazio per niente che non sia un desiderio. sono sotterrata da immagini di me nelle situazioni (musicali) in cui vorrei trovarmi. sogni piccoli e altri enormi, tutti mescolati alla rinfusa in un luna park disperato. dentro la mia testa scintillano centinaia di lucine colorate, lampadine e lanterne di carta attaccate a fil di ferro, si vendono mele caramellate, zucchero filato, noccioline tostate e marshmellows abbrustoliti su un fuoco collettivo. girano persone, molte persone, adulti e giovani soprattutto, ma anche bambini, e ci sono giostre, altalene, ruote panoramiche ed attrazioni squillanti che fanno insieme odore di ruggine e di castagne. è il parco giochi in cui vivono i miei desideri, in cui vado in scena ogni sera, ogni pomeriggio, ogni ora, in cui a tutti scrivo il mio nome su un foglietto e poi do un bacio sulla fronte. gridano, i miei sogni, hanno la faccia dei mostri meccanici che spalancano ritmicamente la bocca o dell’uomo dei biglietti al botteghino, sono dappertutto e sempre e io come pinocchio, con già le orecchie da asino, ci sguazzo e spero di non svegliarmi più.

può una sola testa essere così lontana, mi chiedo.

gaia

pubblicato da Gaia alle 5:00 pm  

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